Chi mangia finché s’ammala, digiuna finché non si risana”

A cura di Dott.ssa Felicetta Lombardi (psicologo)

Mangiare, tutti noi mangiamo anzi posso affermare senza pericolo di essere contraddetta che proprio attraverso il cibo noi iniziamo a conoscere il mondo. Si! Il primo incontro con l’altro lo facciamo mangiando o dalla mamma o dal biberon ed è proprio quella sensazione calda e consolatrice che ci permette di incontrare l’altro. La qualità del rapporto cibo-emotività interiorizzato dal bambino dipenderà anche dall'abilità della madre di interpretare adeguatamente i bisogni che il bambino esprime attraverso il suo pianto. Le emozioni influiscono sulla qualità e quantità di cibo assunto in ogni fase e contesto di vita. 
 Una madre attenta alle necessità del bambino offre cibo in risposta a segnali di bisogno nutritivo; sviluppo della sensazione di fame come idea distinta da altri bisogni/sensazioni 
 Una madre inadeguata in questo senso trasmette al bambino confusione; difficoltà a distinguere tra bisogno fisiologico e altre sensazioni di sconforto/tensione  H. Bruch 1973 

Uno dei progetti che ho portato avanti in collaborazione con una Nutrizionista era quello di sostenere le persone che iniziavano un cammino verso il loro peso ideale. Questo articolo, non vuole mettere l’accento sui Disturbi della Condotta Alimentare, bensì come l’alimentazione in quanto bisogno primario vitale, rappresenta un interesse fondamentale per ogni individuo e condiziona la vita, dalla nascita alla vecchiaia. Quasi in tutti i nostri rapporti interpersonale il cibo va ad assumere un valore simbolico dell’affetto dell’amore: ai nostri amici offriamo “inviti a cena”, per la famiglia, la coppia l’essere riunita ad una tavola ben apparecchiata e il creare e mantenere un clima sereno è un segno di affetto, simbolo di sentimento di appartenenza, il momento del pranzo diventa un’occasione e un’opportunità per comunicare avvenimenti, decisioni. 
Già da queste poche righe si comprende quanto possa essere FATICOSO psicologicamente iniziare un percorso di dimagrimento mangiando sano, senza soffrire la fame e migliorando lo stile di vita. Mangiare sano porta ad avere più energia, a lavorare meglio, a perdere naturalmente quei kg in più con cui litighiamo da anni e a migliorare il rapporto con noi stessi. Perché non riusciamo ad avere un rapporto normale con l’alimentazione? Perché ci ritroviamo perennemente a dieta? Molte volte nel percorso di sostegno psicologico mi rendo conto che non parliamo quasi mai del cibo ma per lo più si parla di quello che il cibo aiuta a superare. Il Mangiare porta con se una sensazione di benessere Ma poiché nel momento in cui ci nutriamo noi sperimentiamo anche emozioni e sentimenti Sono nutrito= sono amato = sono tranquillo.
 Legate a questo vissuto si strutturano esperienze legate alla tolleranza dell’attesa del cibo, al bisogno esasperato o al rifiuto di alcuni cibi, alla modalità e alle abitudini di assunzione del cibo come la cultura del fast-food, del “pasto in piedi”, del pranzo e televisione Alcuni alimenti, più di altri suscitano emozioni in noi, ve ne elenco alcuni: 
- Latte: appagamento 
Bistecca al sangue: energia, forza 
- Ostriche, caviale, champagne: status symbol 
- Caramelle, patatine, dolci: aspetto ludico,svago
- Caffè: rituale, scandisce i momenti della giornata Quindi diventa importantissimo per un buon equilibrio mente corpo ascoltare i segnali interni e differenziarli: fame, sazietà, dolore, stanchezza, rabbia, tristezza Capirli: hai fame?, non hai fame o sei triste? Sei sazio? Cosa ti ha fatto intristire? Rispettarli: “va bene così!” è naturale, è normale essere a volte stanchi o arrabbiati, tristi o essere affamati anche se non ci si trova nelle ore dei pasti stabiliti Soddisfarli: “ a domanda….. rispondo”, Come ci ricorda la Dott.ssa Chiara Danesi dobbiamo dare risposte coerenti allo stimolo 
“se sono stanco …. mi riposo” 
“ se sono arrabbiato…… rispondo con un tono brusco” 
“ se sono affamato …..mangio” 
Se usiamo il cibo come ricompensa …. mettiamo in relazione il cibo con gli affetti, le emozioni: se ci sentiamo soli e tristi, mangiare un cibo che ci piace tanto, ci fa sentire meglio….. rispondiamo quindi ad un’emozione con il mangiare Recenti dati diffusi dalla Organizzazione Mondiale della Sanità fanno rilevare che 1,5 miliardi di adulti possono essere considerati "sovrappeso", includendo in tale categoria anche le varie obesità. In pratica è obeso più del 10% della popolazione adulta mondiale. In Italia è in "sovrappeso" il 25% delle donne ed il 42% degli uomini. Il fattore psicologico è determinante per quanto riguarda le cause del "sovrappeso": il 13% è correlato con ipotiroidismo, 11% con iperinsulismo, il 3% con altri fattori, ma il 73% con cattive abitudini. In sintesi diventa determinante il trattamento parallelo di psiche e soma in una dieta alimentare che modifichi in positivo l'immagine di sé e la qualità della vita. Oggi sempre più si è compresi che il sovrappeso non dipende solo da fattori biologici e metabolici, come l'infiammazione dei tessuti oppure un'alimentazione sbilanciata, ma è correlato anche ad emozioni e comportamenti routinari. Perché una dieta funzioni bisogna soprattutto accogliersi, non serve apparire "belli" senza sentirsi "belli dentro". Non serve dimagrire per gli altri, ma serve farlo pensando di prendersi cura di se stessi. Serve diversificarsi da un'immagine che deriva da una vita piatta ed insoddisfacente. cit. La condizione di “salute” della persona è osservata oggi secondo il modello bio-psico- sociale (Engel, 1977; OMS, 1947) ossia inserita in un contesto e in “relazione” con l’ambiente. 
La salute, in questa prospettiva, non equivale alla sola assenza di malattia (approccio bio-medico) ma fa riferimento all'equilibrio raggiunto tra fattori di rischio e di protezione, tra ostacoli e risorse di tipo individuale e ambientale. In conclusione la parte più difficile di un percorso di benessere che abbraccia sia la mente che il corpo è l’inizio, la motivazione per cui decidiamo di metterci a Dieta deve essere interiorizzata bene. Lo dobbiamo fare per noi stessi e mai per compiacere l’altro… il piacere derivato dall'assunzione di cibo deve essere trasferito su altre attività o su obiettivi che non possono essere solo quelli di ridurre il peso. Guardarsi allo specchio benevolmente, farsi del bene, amarsi … perdonarsi e non essere troppo rigidi con se stessi, diventare in una parola un genitore amorevole con la nostra parte fragile, aiutandosi a separare il cibo dalle emozioni, permettendo al nostro bambino interiore di arrabbiarsi, coccolarsi, avere paura. 

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