Mio figlio non Lavora, No vuole studiare.

Autore Dott.ssa Felicetta Lombardi Psicologa 

Sempre più spesso nel mio studio arrivano Genitori che mi portano ragazzi tra i 18 e i 23 anni lamentando che passano tutto il loro tempo sul computer e non fanno nulla di “Costruttivo”. Da psicologo mi sento di dire che se un ragazzo decide di chiudersi nel proprio mondo avrà delle motivazioni che possono essere legate a vari fattori. Gli economisti, come Francesco Pastore, analizzano tale situazione identificando tali ragazzi come NEET, Pastore afferma che sono tantissimi in Italia. Le informazioni sui NEET Italiani sono anch'esse tantissime, si conosce quanti sono regione per regione e anno per anno; si sa anche la composizione per genere, età, livello d’istruzione e background familiare.  
Il dott. Pastore afferma: “abbiamo tante informazioni, conosciamo il Bubbone ma non ci attiviamo per correggerlo”, lui vede la situazione dal punto di vista del Economista è da una soluzione o almeno cerca di darla, vi rimando all’articolo.
 Ma dalla mia esperienza il Problema o meglio dire la difficoltà con i ragazzi che non vogliono studiare, la troviamo già nei primi anni scolastici. Molte volte si innesca un meccanismo relazionale Perverso, dove la scuola colpevolizza la famiglia per gli scarsi risultati del Bambino, innescando in tal modo un paradosso, infatti molti Genitori commettono in buona fede l’errore più comune quello di cercare di intervenire aiutando i figli a fare i compiti. "Accade che i genitori si sostituiscano ai figli nei compiti scolastici, o scrivendoli manu propria o stando loro vicini e soffocandoli con i "devi", "fai in questo modo", "scrivi questo" - spiega Attolico -. Lasciarli fare da soli per almeno mezz'ora e intervenire, su loro richiesta, quando proprio non riescono può essere una buona soluzione. Ma l’intervento dovrà essere di sostegno e l’atteggiamento di questo tipo: "coraggio, hai un cervello e so che sai usarlo bene, provaci!". Tale messaggio dovrebbe arrivare anche dalla Istituzione Scolastica, non denigrare il ragazzo che non riesce ma mettersi in discussione cercando metodi di studio alternativi per poter arrivare al maggior numero di discenti. Quindi da come si può comprendere da questo scritto per poter prevenire i NEET bisogna partire sulla crescita e responsabilizzazione del Bambino. Cosa vuol dire, che il genitore non può sostituirsi al bambino nei compiti perché nel momento in cui ci sostituiamo ad esso gli passiamo il messaggio “Tu non sei capace”, andando a minare la sua autostima, creando un individuo DEBOLE. L’autostima non si crea togliendo i problemi dal cammino del bambino, ma sostenendolo nei momenti difficili senza sostituirsi ad esso. Allo stesso tempo la scuola dovrebbe riprendere il suo ruolo Formativo, non entro nella discussione compiti si o compiti no a casa, ma anche il docente non deve sostituirsi al genitore e allo stesso tempo dovrebbe tenere bene in mente qual è il suo ruolo , quello di Tirare fuori capacità che ogni bambino è portatore e dando a quest’ultimo gli strumenti per fare da solo. Detto ciò, cosi si fa se purtroppo la prevenzione al NEET non ci è stata? Beh, tocca a noi genitori, ognuno di Noi per amore dei propri figli fa delle scelte, molte di queste portano messaggi differenti da quelli che in realtà vorremmo dare. Riprendiamo il nostro ruolo di GUIDA è diamo REGOLE , se non vogliamo vedere nostro figlio sul divano dobbiamo prendere decisioni GRAVI assumendoci la responsabilità di tali decisioni. I ragazzi comprendono i blef, se diciamo giorno dopo giorno: “ se non vai a cercarti un lavoro io ti caccio di casa”- e poi per timore di farlo trovare in situazioni più grandi non lo facciamo mai … loro non ci crederanno più . Questo non vuol dire che da domani cacciamo di casa tutti i ragazzi , ma che dobbiamo iniziare a metterci in discussione NOI in PRIMIS In qualità di Genitori dobbiamo fare scelte difficili, è chi legge questo articolo sicuramente già ha dovuto affrontare varie scelte difficili , ma la scelta più difficile da fare è quella di lasciare andare i nostri Ragazzi , farli Crescere vuol dire Responsabilizzarli CREDENDO in loro. Nel Periodo che va dalla fanciullezza alla età dei 18/20 anni abbiamo dato delle indicazioni le basi. 
Ora dobbiamo dimostrare che ci FIDIAMO del Nostro lavoro dando FIDUCIA a loro. 
Prima domanda da fare ai vostri figli:
 Come ti vedi da qui a 5 anni? 
Seconda Domanda: 
qual è il tuo Obiettivo da qui a un anno?
 Partite da loro è sosteneteli nella loro crescita, ma non sostituitevi a loro.
 Dovete essere Guide no Complici.

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