Noi scegliamo i bambini !
A cura della psicologa Felicetta Lombardi
Viviamo in una società che parla continuamente di inclusione, ma che troppo spesso continua a selezionare. Seleziona chi è più bravo, chi è più veloce, chi è più disciplinato, chi sa stare composto, chi non crea problemi.
E così accade che alcuni bambini vengano etichettati molto presto.
"Troppo vivace."
"Troppo sensibile."
"Troppo impulsivo."
"Troppo timido."
"Troppo difficile."
A volte nessuno pronuncia queste parole ad alta voce, ma quei bambini le sentono ugualmente. Le leggono negli sguardi, nelle esclusioni, nei continui richiami, nelle occasioni che vengono offerte ad altri e non a loro.
Nel nostro laboratorio teatrale facciamo una scelta diversa.
Noi andiamo proprio a cercare quei bambini.
Non perché vogliamo salvarli.
Non perché abbiamo pietà di loro.
Ma perché sappiamo che spesso dietro quelle definizioni si nascondono risorse straordinarie.
Un bambino che fatica a stare fermo può avere un'energia creativa immensa.
Un bambino che appare oppositivo può possedere un forte senso critico.
Un bambino che vive emozioni intense può insegnare agli adulti qualcosa che hanno dimenticato: come sentire davvero.
Il teatro ci insegna che un'orchestra non è fatta da strumenti uguali.
L'armonia nasce dalle differenze.
Se eliminassimo tutti gli strumenti che producono note diverse, non avremmo una sinfonia. Avremmo soltanto un suono monotono.
Anche i bambini sono così.
Quelli che vengono considerati "fuori posto" spesso non sono fuori posto. Sono semplicemente fuori dagli schemi che gli adulti hanno costruito.
E forse è proprio questo il loro dono.
Ci costringono a guardare il mondo da una prospettiva diversa.
Ci obbligano a rallentare.
Ci ricordano che non tutto ciò che è autentico è ordinato e che non tutto ciò che è ordinato è autentico.
Nel nostro laboratorio non cerchiamo la perfezione.
Cerchiamo la presenza.
Non cerchiamo bambini impeccabili.
Cerchiamo bambini veri.
Perché il teatro non nasce dalla perfezione. Nasce dall'umanità.
Nasce dalla capacità di trasformare una fragilità in una voce, una paura in un gesto, una differenza in una ricchezza condivisa.
In una cultura che rischia continuamente di mettere da parte ciò che non comprende, noi vogliamo fare una scelta controcorrente.
Vogliamo ricordare che ogni bambino ha un posto sulla scena.
Non perché tutti debbano diventare attori.
Ma perché tutti hanno una storia che merita di essere ascoltata.
E spesso le storie più importanti arrivano proprio da chi, troppo in fretta, era stato considerato sbagliato.
Noi abbiamo imparato che quei bambini non sono il problema.
Sono spesso la parte più viva, più autentica e più coraggiosa della soluzione.
E quando finalmente trovano uno spazio in cui sentirsi accolti, succede qualcosa di straordinario.
Non cambia solo il bambino.
Cambiamo anche noi adulti.


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